Dimensioni: 135 x 200 cm
Firma: firmato e descritto sull’etichetta dell’artista: MAGDALENA ABAKANOWICZ / "LE DÉSERT ORANGE" / 135 x 200 cm 1984 / M. Abakanowicz
Provenienza
Varsavia, collezione privata. Artcurial, San Gallo, Svizzera, asta del 06.09.2024, lotto 70. Svizzera, collezione privata (acquisto nel 1984). Losanna, Galerie Alice Pauli.
Mentre la scena artistica polacca e internazionale si prepara all’Anno di Magdalena Abakanowicz (previsto per il 2027) proclamato dal Senato della Repubblica Polacca, l’eredità di questa straordinaria artista torna alla ribalta con particolare forza. Il suo approccio rivoluzionario alla materia, che ha cambiato per sempre la definizione di scultura e tessuto artistico, trova nuove interpretazioni nelle recenti e clamorose mostre. Hanno suscitato grande eco gli accostamenti storici delle sue opere con gli arazzi rinascimentali al Castello Reale di Wawel nell’ambito della mostra «Abakanowicz. Senza regole», così come le mostre recentemente concluse «Crossing Boundaries» all’Helsinki Art Museum e «Splątane» presso la Casa d’aste Polswiss Art. Queste iniziative eccezionali confermano che il tessuto non perde nulla della sua attualità, stimolando costantemente il dialogo con lo spazio, la storia e la condizione umana.
Nei primi anni ’60, Abakanowicz ha rivoluzionato l’arte mondiale con le sue gigantesche sculture tridimensionali in tessuto sospese nello spazio (le cosiddette «Abakan»). A metà degli anni ’80, periodo a cui risale «Le désert orange», il suo approccio al tessuto si è evoluto: creava più spesso forme di carattere strutturale, planare o a rilievo, che si fissavano più saldamente alle pareti o funzionavano come autonome, materie scultoree dense. Il deserto del titolo, nell’opera di Abakanowicz, simboleggiava spesso lo spazio dell’isolamento, della sopravvivenza, dell’asprezza della natura e, al tempo stesso, un paesaggio universale e atemporale in cui l’uomo si confronta con la propria fragilità. Il colore arancione introduce in questo mondo austero una forte carica emotiva: evoca l’energia, il sole, ma anche il pericolo, il fuoco e il calore.
Al centro dell’interesse dell’artista è sempre rimasto l’uomo ed è proprio il rapporto uomo-natura ad aver guidato le sue scelte creative. Il bisogno innato di sperimentare il «nuovo», il tatto e l’odore dei fili, delle trame e dei nodi che si formano, la loro morbidezza o ruvidità, hanno spinto l’artista verso ambiti che altri sminuivano, non considerandoli arte. A questo proposito, Abakanowicz era vicina alla corrente dell’«arte povera», dominante nell’arte europea negli anni 1967-1977, che metteva in risalto l’austerità di materiali comunemente considerati banali. Le sue «Abakany» hanno conquistato il mondo e hanno elevato il tessuto al rango di arte. Insieme alle sculture, sono oggi gli oggetti più rappresentativi e ricercati dell’opera dell’artista.





